I resti di Leopoli-Cencelle sulle colline dietro Civitavecchia
I resti di Leopoli-Cencelle sulle colline dietro Civitavecchia. Foto: © Ra Boe / Wikipedia · CC BY-SA 3.0 de · Wikimedia Commons

Il nome stesso di Civitavecchia racconta una storia: «città vecchia». Vecchia rispetto a cosa? Per capirlo bisogna risalire all'epoca romana, quando qui nacque un porto voluto da un imperatore, poi passare per secoli di incursioni, fughe nell'entroterra e ritorni al mare. Oggi il porto è uno dei più frequentati del Tirreno, ma sotto banchine e terminal c'è una storia lunga quasi duemila anni. Ecco i passaggi principali, senza pretesa di completezza.

Il porto di Traiano

All'inizio del II secolo d.C. l'imperatore Traiano decise di costruire su questo tratto di costa un porto sicuro, a nord di Roma, e accanto una sua villa. Il luogo si chiamava Centumcellae: l'origine del nome è discussa, e fra le ipotesi c'è un riferimento alle tante stanze della villa imperiale. Il porto aveva funzioni sia commerciali sia militari, e i bolli sui mattoni con il nome dell'imperatore confermano la fase traianea delle costruzioni.

Una parte di quel bacino antico è ancora riconoscibile nella Darsena Romana, dentro il porto storico. Ne parliamo nella pagina dedicata al porto storico.

Il racconto di Plinio il Giovane

La prima testimonianza scritta su Centumcellae è una lettera di Plinio il Giovane, che fu ospite dell'imperatore nella villa sul mare. Plinio descrive una residenza molto bella circondata da campi verdi e affacciata sulla riva, e racconta il porto ancora in costruzione: due bracci che si allungano nel mare e, davanti all'imboccatura, un'isola artificiale fatta di grandi massi portati sul posto via nave, per riparare il bacino dalle onde. Gli studiosi discutono ancora se la villa descritta corrisponda al complesso delle Terme Taurine, sulla collina alle spalle della città.

Dalle incursioni saracene a Leopoli

Nel Medioevo Centumcellae ebbe una storia difficile. Nel IX secolo le incursioni saracene lungo la costa tirrenica la colpirono duramente, e gli abitanti cercarono rifugio nell'entroterra. Nell'854 papa Leone IV fondò per loro una nuova città fortificata sulle colline, che dal suo nome fu chiamata Leopoli. La gente però continuò a chiamarla con il nome della città d'origine, e con il tempo quel nome si trasformò in Cencelle. I resti di Leopoli-Cencelle sono oggi un sito archeologico, da anni oggetto di campagne di scavo universitarie.

Il ritorno alla città vecchia

La permanenza sulle colline non durò per sempre. Una tradizione locale racconta di un'assemblea in cui gli abitanti discussero se restare nell'entroterra o tornare sulla costa, e alla fine prevalse il richiamo del mare. Una parte della popolazione tornò così alla vecchia città sul porto, che da allora fu indicata come Civitas Vetula, la città vecchia: da qui il nome di Civitavecchia. Le due città rimasero così legate dallo stesso nome antico, una sulla costa e l'altra sulle colline, e ancora oggi chi visita gli scavi di Cencelle ritrova le radici medievali della città di porto.

Il porto dei papi e l'età moderna

Per secoli Civitavecchia fu il porto principale dello Stato Pontificio. Nel Cinquecento venne completata la grande fortezza all'ingresso del porto, il Forte Michelangelo. Nel Seicento papa Alessandro VII fece costruire l'arsenale progettato da Gian Lorenzo Bernini per la flotta pontificia, e sotto Innocenzo XII il porto divenne porto franco. Nell'Ottocento qui visse anche Stendhal, che fu console di Francia a Civitavecchia. Nel 1870 la città entrò a far parte del Regno d'Italia.

La Seconda guerra mondiale fu durissima: i bombardamenti distrussero gran parte del porto e della città, compreso l'arsenale del Bernini. Molto di ciò che vedi oggi è frutto della ricostruzione, ma tra mura, darsena e reperti del Museo Archeologico Nazionale la città antica si legge ancora.

Dormire nel centro della città vecchia

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